La casta cittadina
Home

La sfiducia crescente che i cittadini manifestano nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti continua ad alimentare negli stessi il disinteresse, persino il menefreghismo, per la gestione del bene comune, anche quando questo bene si trova sotto casa, coinvolge la nostra vita quotidiana, condiziona lo sviluppo futuro della città dove vivranno i nostri figli. E con l’aumentare del disinteresse cresce, in una spirale perversa, il potere incontrastato della famosa “casta”, che consolida i propri privilegi ed elargisce favori in cambio della fedeltà partitica. E’ difficile stabilire cosa sia nato prima, se il disinteresse dei cittadini o lo strapotere dei politici, di sicuro le due cose sono strettamente connesse e direttamente proporzionali. Così la politica, questa con la p minuscola, non è più al servizio della collettività né tanto meno è animata da valori ideali. Nella migliore delle ipotesi, quando non sono in gioco interessi specifici o speculativi, si limita a gestire l’ordinario, perseguendo “un tirare a campare” che è ugualmente dannoso, perché lascia incancrenire i problemi fino a farli diventare irrisolvibili.

Come è ovvio non c’entra niente il colore delle amministrazioni. Si sta parlando della loro  inadeguatezza, del loro progressivo distacco dai problemi reali e dagli interessi collettivi, ed ognuno può trarne le analogie che ritiene più evidenti. Di sicuro possiamo affermare, volendo calarci nella nostra realtà, che il dibattito politico ciampinese è animato più da discussioni di cortile che da idee e progetti per la città del domani. I problemi sono sotto gli occhi di tutti, irrisolti: come il traffico, caotico e incontrollato, o la mancanza di spazi e luoghi per la vita sociale e di relazione, o la carenza di aree verdi e per lo sport, o ancora l’abbandono e il degrado delle emergenze storico-archeologiche, che rappresentano pur sempre la nostra storia e che se rivalutate potrebbero rappresentare l’inizio della rinascita. Problemi, strettamente correlati tra loro, che avrebbero bisogno di soluzioni coraggiose nell’ambito di un progetto complessivo e lungimirante. Ho tralasciato l’aeroporto, che per sua peculiarità e interessi coinvolti ha un rilievo del tutto particolare.

La cosa sconfortante, al di là degli impedimenti determinati dal “patto di stabilità” imposto dal governo, sta proprio nella mancanza di un progetto di città futura, da seguire, anche se gradualmente, con tenacia e perseveranza. Purtroppo in prospettiva il panorama politico cittadino non sembra rassicurante: le vecchie cariatidi (di tutti i colori politici ovviamente) restano disperatamente ancorate alle poltrone e le nuove generazioni stentano a trovare spazi ed identità. Qual è la classe politica dirigente del domani? Quale humus ideale l’alimenta e la fortifica?

Le uniche realtà immuni da questa “deriva” sono le Associazioni che cercano, tra mille difficoltà e nella completa indifferenza dei partiti, di portare avanti alcune iniziative di civiltà. Come il recupero dell’Igdo e dei resti archeologici dell’Acqua Acetosa, o come la recente proposta, firmata da più di 300 cittadini, di ampliamento pedonale del ponte sulla ferrovia tra Via Mura dei Francesi e Via P. Pignatelli. L’idea è stata approvata e finanziata dalla Regione Lazio e si spera che in tempi brevi diventi realtà.

Alla luce di tutto questo appare quanto mai opportuno avviare un confronto tra tutti i cittadini di “buona volontà” finalizzato a ritrovare le energie ideali e la forza delle azioni concrete che permettano di superare questa situazione di stallo paludoso. Anche a prescindere dai partiti politici  tradizionali. Cercando di costruire una “casa” nella quale venga offerto, soprattutto a chi non ha voce, la possibilità di discutere, proporre soluzioni, mettere a disposizione della collettività le proprie esperienze e capacità. Bisogna trovare il coraggio per affrontare questa piccola grande rivoluzione, senza salti in avanti ma anche senza remore reverenziali verso la vecchia politica, anteponendo prima di tutto le idee alle persone.

Se per qualcuno l’impresa risulta impossibile, cito una frase di Robert Goddard, pioniere della missilistica aerospaziale, non preso troppo sul serio dai suoi coetanei: “E’ difficile definire ciò che è impossibile, i sogni di ieri sono la speranza di oggi e la realtà di domani”. Ovvero è molto difficile cambiare la realtà se prima non si è sognato di farlo. Senza scomodare paragoni a stelle e strisce naturalmente.

Anni Nuovi Marzo 2009                                                                                                                                              Vito Cosentino