Una città diversa è possibile 

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Vorrei proporre alcune considerazioni sulla città per avviare una riflessione sulla crescita e sugli obiettivi da cogliere e realizzare per Ciampino.

Ormai il dibattito sul divenire delle città, soprattutto nel mondo occidentale, ha raggiunto dei punti irrinunciabili. Recentemente, a Genova, gli architetti Renzo Piano, Oriol Bohigas, Richard Rogers ed altri ancora, hanno indicato e ribadito, avviando un “Urban Lab”, alcune visioni e soluzioni progettuali della città, che da decenni sono ampiamente condivise e che sintetizzo estremamente:

-    Innanzitutto una città deve avere un suo limite, e non una espansione incontrollata.

-    Poi deve avere un suo centro ed una sua densità, forte e qualificante, anche policentrica se eccessivamente grande, e con servizi e strutture primarie.
-    Inoltre deve ridurre ed eliminare completamente il traffico veicolare, realizzando isole pedonali e percorsi protetti per i pedoni, i trasporti pubblici, le   biciclette e contribuendo a ridurre l’inquinamento dell’aria.
-    Deve avere luoghi e cinture di verde con parchi e giardini in cui sia piacevole passeggiare, rilassarsi e passare il tempo libero.
-    I luoghi della città devono essere protetti e mantenuti e non lasciati all’incuria ed ai vandalismi.
-    Energia pulita ed utilizzo di fonti rinnovabili contribuiscono a migliorare la città ed i suoi luoghi.

Sono cose che possono apparire elementari e che si dicono già da 40 anni ma che in Italia hanno sempre trovato difficoltà ad affermarsi. Non a caso siamo la nazione con il maggior rapporto veicoli/abitante al mondo; fra le ultime in Europa per cura del verde, piste ciclabili, qualità dei servizi pubblici, arredo urbano, ecc..
Rispetto a questa situazione allarmante mi sembra illuminante il riferimento di Richard Rogers per la City di Londra, dove da 40 anni non si costruiscono parcheggi perché il 99% degli utenti, lavoratori ed impiegati, vi si reca a piedi, in bicicletta, in taxi, o con i mezzi pubblici. Moltissime città di Francia, Germania, Inghilterrra, Olanda, Belgio, Spagna, Svizzera, Austria…, hanno seguito queste indicazioni qualificando i centri urbani con trasporti pubblici efficienti, una rete di percorsi protetti, isole pedonali, aree verdi e così via.
Sono cose che noi qui non possiamo fare? Sono così difficili da rinunciarci in partenza? Dobbiamo solo continuare a subire traffico ed inquinamento?
Io credo che possiamo e dobbiamo ricercare queste soluzioni, partendo da una diversa concezione della città, che offra cioè ai cittadini le opportunità del miglior vivere civile. E’ vero! Gli impegni in queste minime ed ovvie direzioni appaiono molto rari ed assai distanti per Ciampino. Eppure non mi sembra che ci possa essere discordanza per avere una visione della città che ponga alla base il benessere e la salute dei suoi abitanti.
Dall’analisi della situazione attuale, rispetto a questi minimi punti fondamentali per il valore della città, Ciampino esce estremamente malconcia:

 -    I suoi limiti sono quasi irriconoscibili, con una urbanizzazione decennale che si è spinta a saldarla a Roma e sempre più prepotentemente verso i Castelli.
-    Il suo centro ha una labilità di servizi e strutture primarie, continuamente attraversato dal traffico, riversato, con scelte insensate ed inopportune, direttamente nella piazza principale e nelle arterie fondamentali.
-    Il traffico veicolare è invadente oltre ogni limite e non sembra lasciare spazio a soluzioni alternative che non siano deviazioni di percorsi, rotonde e sensi unici.
-    Isole pedonali, piste ciclabili ed aree verde non sono neanche proposte, tanto è aggressivo il fenomeno veicolare; l’aeroporto, con il suo continuo ed inarrestabile aumento dei voli inquina pesantemente l’aria della città; le ferrovie tagliano il territorio in tronconi separati e sconnessi.
-    I giardini e le aree verdi sono sempre più spesso lasciati senza la necessaria cura e manutenzione, favorendo il rapido degrado di strutture ed arredi.
-    Nessuna attività della città è organizzata con l’ausilio o l’intervento di energie alternative alle tradizionali.

Dunque, se condividiamo premessa ed analisi, sulle quali mi pare che oggettivamente ci sia poco da eccepire, sappiamo cosa è necessario fare e perché! Ci sono risorse e capacità da coinvolgere per il raggiungimento di questi fondamentali obiettivi e dunque dobbiamo cominciare ad esercitare pressione e controllo sull’organizzazione della città, affinché amministratori pubblici e cittadini si impegnino realmente per realizzarli al più presto.

                                                                                                                                                                                                     Arch. Silvio Sinibaldi