"Riserva della cascina", vino di qualità

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Potrà sembrare strano ma a Ciampino, città con tanti problemi di carattere ambientale irrisolti e una densità abitativa tra le più elevate in assoluto, esiste un’Azienda agricola che ha ottenuto di recente il prestigioso riconoscimento “Gran Menzione” durante la IV rassegna “BiodiVino”, riservato alle aziende che si sono particolarmente distinte nella produzione di vino ottenuto da uve da agricoltura biologica.

L’azienda si chiama “Riserva della Cascina” dal nome del terreno riportato sulle antiche mappe catastali e si estende a ridosso dell’Appia Antica, in prossimità dei ruderi della tomba di Gallieno, per circa 18 ettari complessivi, di cui più di 16 coltivati a vigneto. Le vigne, disposte in allevamento a filari, sono immerse in un suggestivo paesaggio di campagna romana, forse uno dei pochi ancora rimasti. Ci accoglie nella nostra visita il Sig. Giuseppe Brannetti, titolare insieme alla moglie dell’azienda. Viso rude ma cordiale, segnato da una vita di lavoro all’aperto, ci racconta la sua storia e ci spiega anche che cosa si intende per vino biologico: “Siamo agricoltori da sempre. Nel 1946 ci siamo indirizzati quasi esclusivamente verso la monocoltura vitivinicola, con l’obiettivo costante di migliorare la qualità reimpiantando vitigni autoctoni e avvalendoci di tecniche all’avanguardia in fase di vinificazione. Nel 1994 abbiamo sposato l’idea della coltivazione biologica, con il controllo e la certificazione di “Suolo e Salute”, che è uno degli enti certificatori italiani. Questo significa che usiamo solo concimi di origine organica, provenienti da stalle biologiche, oltre che leguminose come il favino, che rilasciano azoto utile al terreno. Non usiamo diserbanti né prodotti chimici di sintesi contro i parassiti, ma solo prodotti di contatto, come il rame, che non penetrano nella pianta. Si possono usare anche parassiti utili che predano o neutralizzano quelli nocivi per la pianta. Anche nel processo di vinificazione, che allo stato attuale risulta disciplinato ma non normato, non usiamo i numerosi prodotti chimici che vengono utilizzati nei procedimenti convenzionali, ma solo additivi di origine naturale, con dosaggi bassi e strettamente necessari. Nel 1998 abbiamo cominciato ad imbottigliare i nostri vini ed oggi la produzione, tra bianco (Marino Superiore) e rosso (Castelli Romani), raggiunge circa le 25.000 bottiglie. Da qualche anno in primavera organizziamo, in collaborazione con il Parco e Legambiente, visite guidate in azienda, anche con degustazione del nostro vino……E’ un modo per farci conoscere, ma anche per rendere vivibile e realmente fruibile ai cittadini questo pezzo di territorio così importante per la nostra storia.” E c’è una punta di legittima amarezza in quest’ultime parole per l’evidente situazione di degrado di questo tratto della Regina Viarum, tra promiscuità d’ogni tipo e spazzatura abbandonata.

                                  

Nella Cantina dell’azienda situata in Via F.lli Wright 12, dove è anche possibile acquistare vino sfuso, incontriamo la moglie Daniela Vecchi. Ci illustra i numerosi attestati ricevuti che tappezzano le pareti: dal premio della Provincia di Roma per il rosso Castelli Romani della vendemmia 2003, alla medaglia d’argento per il Marino Superiore della vendemmia 2000 rilasciato da Biobacchus, fino ai ripetuti Oscar qualità/prezzo della rivista specialistica Gambero Rosso.
 “La nostra è un’azienda a conduzione familiare, la scelta del biologico e della produzione di qualità è stata inevitabile. Per reggere il mercato, ma soprattutto perché spinti dal rispetto per la terra e le sue tradizioni.” Ci dice la signora “Certo il lavoro è duro e i sacrifici tanti. Siamo comunque ripagati dal gradimento che quotidianamente ci manifesta la clientela e dai continui riconoscimenti ottenuti dal nostro vino da parte degli esperti di settore.” E c’è senz’altro d’essere orgogliosi se la già menzionata rivista Gambero Rosso recita così nel selezionare il bianco della vendemmia 2003: “Forse siamo affezionati a questa piccola azienda. Ma non siamo di parte quando affermiamo che vini, così bene impostati e ad un prezzo molto centrato, a noi piacciono………Il vino dei Brannetti è fresco e scorrevole, ma non banale, con i sentori tipici del Marino tradizionale.”
Davvero un bell’esempio di “soft economy”, cioè di uno sviluppo rispettoso dell’ambiente e attento ai valori del territorio, basato più sulla qualità che sulla quantità. Proprio quello di cui in generale avremmo un gran bisogno nella nostra città.

 
  Anni nuovi  Ottobre 2007                                                                                                                                                                 Vito Cosentino