Un territorio da spolpare fino all'osso
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Le osservazioni al Piano paesistico regionale prodotte dal Comune:

Sembrerà strano, ma è proprio d’estate che vengono prese decisioni significative e spesso controverse. Vale per le Aziende e pare che valga anche per i Consigli comunali. La speranza, nemmeno tanto celata, è quella che il tutto passi nel silenzio (o quasi) delle strade cittadine semideserte.
Ma non sempre si sa la ciambella esce col buco.
Perché nonostante tutto qualche cittadino rimane attento, pur nella calura estiva, e qualche forza politica, tra distrazioni e tardive prese di posizione, si dissocia.
Parliamo del voto in Consiglio comunale che ha proposto, in sede di osservazioni al Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR), la riduzione da 50 a 20 metri della distanza di rispetto dai fossi. Il voto è passato con il consenso del PD e dell’UDC. La strana coppia di questo ballo di mezza estate, che non meriterebbe più di tanto l’attenzione se non fosse per l’argomento trattato, davvero importante per la città e per tutti noi che ci abitiamo. Al di là dell’aspetto specifico dei fossi. Perché testimonia di un modo sconsiderato di interpretare il territorio, oltre che  vecchio di fare politica. Il territorio infatti non è un’astratta categoria del pensiero ma un qualcosa di estremamente reale e fragile. Un bene quanto mai prezioso per una città che di territorio ne ha molto poco, con il primato non invidiabile di densità di abitanti per chilometro quadrato. E così, in barba a quello che la più elementare logica suggerirebbe, invece di adoperarsi per salvaguardare e valorizzare questo bene, i nostri lungimiranti amministratori ne pianificano la definitiva occupazione, devastazione sarebbe il termine più appropriato. Non importa se per il momento, e per fortuna direi, si tratta soltanto di un tentativo. Rimane la volontà espressa dal Consiglio di perseguire una politica urbanistica senza futuro che farebbe arrossire il più incallito dei “palazzinari”, nonostante gli sforzi del capo gruppo del PD di negare l’evidenza. Peraltro con argomentazioni deboli che non rispondono alla domanda fondamentale: se la riduzione delle distanze dai fossi non prelude alla occupazione e cementificazione del territorio prospiciente perché è stata richiesta?
Ma non è finita qui. Sempre nello stesso periodo e sempre come osservazioni al PTPR, il Sindaco in persona ha proposto di declassare i vincoli esistenti di carattere paesaggistico e archeologico su quella parte di territorio comunale ricadente all’interno del Parco dell’Appia Antica. Legambiente Lazio lo dettaglia in un comunicato, classificando anche il nostro comune con l’appellativo di “ammazza-paesaggio”. Complimenti!
Non c’è bisogno di essere un ambientalista per denunciare, già oggi, il proliferare eccessivo di cantieri in tutta la città, che porta inevitabilmente ad un aumento degli abitanti, che conduce all’intasamento delle strade, che produce l’inquinamento dell’aria che respiriamo e via dicendo…. in una spirale perversa e senza fine. E a questo si vorrebbe aggiungere altro cemento ed altro asfalto. No, basta essere semplicemente persone di buon senso per capire che questa strada non porta da nessuna parte e che il tipo di sviluppo fin qui seguito non è più sostenibile.   
La ricchezza e qualità della vita di una comunità urbana non si misurano con i metri cubi, ma con la vivibilità delle strade e delle piazze, con la vita di relazione degli abitanti, con la fruibilità degli spazi pubblici anche per i bambini e gli anziani, con la creazione degli spazi verdi e per lo sport, con la bellezza (termine che si ha quasi pudore di pronunciare) degli edifici privati e pubblici.
Tutto ovvio e scontato? Come visto sembra proprio di no.

Anni Nuovi Settembre 2008                                                                                                                                         Vito Cosentino